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martedì, 28 febbraio 2006

Lasciatemi dove sono
 
Voglio godermi questo momento di ossigenazione mentale profonda. Fa bene alla mente e fa bene al cuore.
Ho intervistato Rita Borsellino.
postato da: Clararacne alle ore 11:27 | link | commenti (11)
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martedì, 21 febbraio 2006

Alle prese con la presa
 
Qui non è solo il pc ad essere zuzzurellone... qui è il sistema, l'universo.
Oggi sono arrivata a dire al mio neo-amico-tecnico-dell'ADSL che nella vita voglio andare a coltivare pomodori e zucchine.
E lui ha riso.
E che doveva fare, d'altra parte?
Sembravamo i Flinstones alle prese con la paleoparabola: "va?" "no" "ok stacca" "così?" "sì" "ora va?" "sì" "come sì?" "essì" "ma non dovrebbe" "eh ma va" "allora stacco io" "ok" "staccato" "sì" "va?" "sì" "MA COME??" "eh, va"... aspetti.. aspetti... ECCO ECCO ECCO, è caduta!!" "ma come è caduta?" "sì, è caduta ora, in questo istante" "ma non DOVEVA, ORA!" "eh, ma ORA è caduta" "ma porcx... aspetta, stacca e riattacca, io ti aspetto" "ok, stacco" "sì" "staccato?" "sì" "ed è sempre caduta?" "no, è tornata". "MA NO!!!"
 
Poi ho smembrato la presa e ho tirato fuori i fili, sotto sue direttive, al telefono.
E si è capito il problema: "c'è tensione sul cavo B".
"Ah, ecco, la tensione sul cavo B".
 
E ora dovrà risolversi pure questa. La tensione. Non mi piace.
postato da: Clararacne alle ore 09:04 | link | commenti (4)
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sabato, 18 febbraio 2006

LE PAROLE DEL GIORNO DOPO


"Mi dispiace per chi è morto ma ci vuole rispetto reciproco"
 
 
Questo ha detto il Ministro per commentare gli 11 morti e i 25 feriti di Bengasi.
 
Dal De Mauro, al lemma "rispetto", punto 4: "sentimento di riguardo e di attenzione nei confronti degli altri, che trattiene dall’offendere, dal trattare bruscamente o in modo inadeguato".
Sempre dal De Mauro, al lemma "reciproco", punto 1: "che viene scambiato fra due o più parti, spec. persone".
 
Non commento né aggiungo altro, perché credo che TUTTO in questa vicenda si commenti da solo.
 
 L'immagine “http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/esteri/moriente33/intervistacalderoli/ansa_7613402_08390.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
postato da: Clararacne alle ore 10:53 | link | commenti (5)
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venerdì, 17 febbraio 2006

Tanto pe' cantà...
 
Il friccico ner core è venuto  a me quando ho letto sul giornale che arrivava il MUSICAL dedicato a LEI: vita, morte, miracoli, opere, omissioni, ricchi premi e cotillons. Il tutto cantato e ballato dalla frangia artistica papaboyosa di un gruppo di giUovincelli che a quanto pare la sanno lunghissima sugli entroiti del sacro (e del profano).
La nuova S. Giovanni Rotondo è già in costruzione, un consigliere della margherita (DICO, DELLA MARGHERITA, avessi detto dell'UDC!!!!) vuole proporre l'apertura di una casa-museo dedicata a lei, e via così fino a sprofondare nella più scoppiettante spettacolarizzazione della SANTA.
Trash, profondissimo trash.
Lino Banfi, tu sì che eri un dio.
Amen.
postato da: Clararacne alle ore 09:27 | link | commenti (2)
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martedì, 14 febbraio 2006

RAYMOND PEYNET ovvero COME PARLAR BENE DEL SAN VALENTINO

La passione per il disegno del più romantico vignettista del mondo nacque praticamente insieme a lui. Era giovanissimo, infatti, quando decise di frequentare l'istituto d'arte di Parigi, la sua città natale.
Non appena terminati gli studi, Peynet disegnava già strisce per due riviste parigine e scenografie per un piccolissimo teatro, "La Huchette".
Nel 1942, sotto i bombardamenti di Parigi, Peynet fuggiva dalla città insieme alla moglie Denise e la figlioletta Annie. Era molto innamorato della sua compagna, che, volere del destino, di cognome faceva "Damour".
Alla stazione di Valence, in partenza per Clermond-Ferrand, Peynet vide la scena che lo trasformò in quello che oggi noi conosciamo tutti: nel piccolo chiosco liberty dei giardini vicono alla stazione, un giovane violinista dai capelli lunghi suonava insieme ad un'orchestrina, ed una ragazza lo ascoltava trasognata. Intorno, la guerra e l'occupazione nazista; solo lì, la musica.
Peynet rimase folgorato, immaginò quel giovane suonare da solo per la sua innamorata ed iniziò a disegnare delle strisce che mandò al redattore della sua rivista, "Ric & Rac". Erano nati "I fidanzatini".
Entro breve tempo, i due personaggi di Peynet diventarono il simbolo degli innamorati di tutto il mondo, e quando diversi anni dopo il comune di Valence decise di demolire l'ormai famoso chioschetto, ci fu una vera e propria rivolta popolare.
Oggi il chiosco è ancora lì, e dal 1982 reca una targa con i due fidanzatini che si tengono per mano.
Nel 1996 moriva Denise Damour. Nel 1999 moriva "d'amour" anche Peynet, che non poteva concepire un mondo senza la sua adorata compagna.
Era un inguaribile romantico, un sognatore, un innamorato, anche e soprattutto della vita.
 
Sono molte le risorse in rete dedicate a lui. Quella di cui mi sono servita io per questo intervento è la dolcissima pagina di Valeria, ma c'è anche una sorta di sito ufficiale francese dedicato all'artista ed allo shopping delle sue creazioni e moltissime pagine dedicate ai celebri fidanzatini.
 
 
 
 
 

L'immagine “http://www.cartolinemusicali.net/files/peynet/nuovo2.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 
Ora scusatemi, vado a farmi una flebo di insulina...
postato da: Clararacne alle ore 12:11 | link | commenti (8)
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domenica, 05 febbraio 2006

STORIA DELLA FANCIULLA DEBOLE DI NERVI E DEL SUO PC ZUZZURELLONE - Episodio 4

Un paio di giorni dopo, il "ragazzo del computer" mi chiamò per dirmi che era tutto pronto per andare da "quello che aggiusta i macchinari ospedalieri".
Il tipo in questione mi era stato descritto come personaggio particolarmente schivo, amante delle ombre, poco loquace, per niente avvezzo alla vita sociale. Chiamiamolo l' "innominato", giusto perché il ragazzo del computer mi pregò di non rivelare mai il suo nome, dato che "a lui non piace essere disturbato per queste cose e non vuole che si sappia in giro che fa anche di questi lavori".
Ok, mi sono detta, sempre meglio di quelli lì che dopo 2 minuti da quando ti hanno incontrata la prima volta si mettono a raccontarti la storia della loro vita, o peggio ancora di quelli che dopo tre nanosecondi già provoleggiano lasciando dietro di sè lunghe scie di bava, lumacosamente. Ci sono anche quelli che dopo il primo minuto sono già invadenti come un blob.
Una volta, al liceo, la mia allora neo-compagna di banco (conosciuta tre minuti prima) mi chiese "sei fidanzata?"
 e io: "sì"; e lei: "anch'io... ... ... E a che punto siete col tuo fidanzato?" e io: "EH??"; e lei: "sì, dai, l'hai capito... l'avete già fatto? io e il mio ragazzo sì. E voi????".
...

Una delle cose che cominciai ad apprezzare di più nella vita, dunque, fu la discrezione.
E l' "innominato" doveva essere un bel po' discreto, a detta del Ragazzo del computer. Meglio.
Ci accolse un garzone brufoloso capeldicarota, che aveva tutta l'aria di essere totalmente succube dell'innominato. Il poveraccio se ne stava a capo chino, sistemandosi con l'indice gli occhiali sul naso, che tre secondi dopo puntualmente riscivolavano giù fino alla punta.
Il vocione dall'altra stanza disse "falli venire qui", e lui, accennando un "sì" strozzato, ci condusse da LUI.
Entrai io per prima, salutando col mio solito modo di salutare i "grandi" che non conosco, e cioè accennando un "buongiorno" timido e infantile, per sollecitare nell'altro un po' di senso di protezione e arrivare presto alla risoluzione del problema.
L'Innominato era una specie di trichecone dalle sembianze vagamente umane: una montagna di lardo baffuta e seduta su una poltroncina da PC, che evidentemente soffriva le pene dell'inferno a sopportare un cotal deretano.
Armeggiava con una specie di bisturi su una lastra metallica piena di fili.
Non mi cagò di striscio, e si alzò dalla poltrona esclusivamente per dirigersi verso il Ragazzo del computer, salutandolo amichevolmente con una pacca sulla spalla.
Già mi stava sulle balle.
"Oh, carissimo, come stai?".
"BUONGIORNO", ribadii io, tra lo sconcertato e l'irritato.
Mi sono guadagnata un'occhiata implorante dal Ragazzo del computer e una mezza frase di sdegno e indifferenza da parte dell'innominato: "'alve. Perché l'hai portata?"
"Perché ci teneva a esserci", rispose imbarazzatissimo il ragazzo del computer.
Volevo ammazzare tutti.
Odio quelli che "fanno clan".
Nel frattempo il brufoloso era scomparso, fiutando la mala aria.
Presi la parola io, spiegando petulantemente che volevo vedere di persona cosa sarebbe successo al mio computer.
L'innominato non mi ha nemmeno lasciato finire la frase (con mio ulteriore sgomento), e si è diretto verso una specie di consolle della NASA piena di luci e cavi, e pinze e martelli e uncini e cacciaviti.
Il sogno di ogni boia inquisitore.
Lì, senza nemmeno guardarmi in faccia, stuprò ripetutamente il mio computer: gli divaricò le giunture, gli infilò dentro strani stiletti,  lo girò e lo rigirò e lo rivoltò come un calzino.
La mia stizza si era trasformata in profonda sofferenza, e cercai lo sguardo del ragazzo del computer, per avere un po' di conforto.
"Capita a tutti prima o poi - mi disse con aria saggia -, sta' tranquilla, dopo sarà tutto a posto".
Il trichecone invece non seppe dirmi nulla, e quando gli chiedevo: "scusi, cos'è questo? Che fa? Perché lo rigira così?" lui faceva come se non esistessi, e anzi, a volte spezzava il silenzio chiedendo al ragazzo del computer "quand'è che andiamo a pesca?"
STRONZO.
Alla fine sentenziò: "Qui dall'interno non si può fare niente. Bisogna agire sullo spinotto. Ripassa stasera e te lo ridò pronto e funzionante".
"Grazie" disse il ragazzo del computer. Ovviamente il tricheco si era rivolto a lui e non a me.
Volevo dire ancora qualcosa a quell'essere insolente, ma il ragazzo del computer mi trascinò fuori per la mano.
"Te lo porto io stasera - mi disse - non parlare a nessuno del fatto che te l'ha aggiustato lui".
Per la prima volta gli fui davvero grata, e tentata di dargli un bacetto sul naso.
Ma sarebbe durata poco.
 
(continua)
postato da: Clararacne alle ore 14:35 | link | commenti (5)
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