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mercoledì, 14 giugno 2006

Parliamo di sto Codice da Vinci anche qui, su...

Mi scocciava farci un post, ma tutto sommato una cosa la voglio dire.
In genere mi fanno ridere le proclamazioni tipo "IL FILM DELL'ANNO", e anche stavolta la strombettata era quantomeno inopportuna.
Mi aspettavo già una mezza cagata, diciamolo, ma quello che non mi aspettavo era questa palese presa in giro che continua per tutta la pellicola.
Quando mi siedo al cinema, firmo un tacito accordo tra me e il film. Io mi fido di te e tu mi porti ovunque vuoi, mi parli di storia o di fantasia, di Giulio Cesare o di Mezzelfi, di Blues Brothers e bignè alla crema assassini, mi va bene, io ci sto e ti sto appresso. Ma tu devi non prendermi in giro. La storia che mi racconti deve "funzionare", deve "reggere". Se non "regge", ci dev'essere una volontà del regista o dello sceneggiatore, un motivo anche al fatto che non "funziona". Sennò sei un disonesto, oppure sei stato fatto da gente che non capisce un cacchio, o con due lire, insomma, non vali un cavolo.
Ecco, ieri ho provato l'urticante sensazione di essere trattata da spettatrice cretina che non si chiede niente quando vede un film.
Le scene di azione o tensione sono distribuite "a pioggia" ovunque, buttate lì con la pala, tanto "quelli lì in sala si mangiano la qualsiasi"; duemila cosa sono gratuite e ingiustificate, e anche quando concedi mille licenze a chi ha fatto sto film, alla fine te ne vai che non puoi giustificare così tanto. Eddai.
Due ore a scoprire una cosa che era palese già dalla seconda scena, due ore a oliare inseguimenti assurdi e inutili, a provocare illuminazioni gratuitissime, a fare andare avanti un meccanismo che non c'è. Perché?
Perché quello che interessava era la storia della "verità scomoda", quindi tutto il resto se ne può andare a quel paese?
Dai, da un film che mi paga, tutti insieme, Jean Reno, Ian McKellen e Tom Hanks mi aspettavo che almeno gli attori, per l'esperienza che hanno, facessero notare al regista che la trama che aveva costruito faceva acqua da tutte le parti...
E quel Ron Howard alla regia, lo sapete chi è??? Richard RICHIE Cunningham di HAPPY DAYS!!! Yuhuuu!!!

Sunday, Monday, Happy Days.
Tuesday, Wednesday, Happy Days.
Thursday, Friday, Happy Days.
Saturday, What a day,
Groovin' all week with youuuu...

postato da: Clararacne alle ore 09:46 | link | commenti (5)
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giovedì, 08 giugno 2006

Lingua biforcuta d'oro
 
Vivo in una piccola cittadina, e questo ormai è assodato.
La suddetta si trova nel sud della Sicilia, in fondo a destra, come i bagni, e questo lo sappiamo pure.
Ci sono cose a cui non posso rinunciare qui: alcune le potete vedere nelle foto che pubblico nella casetta di msn, altre potrei raccontarvele, ma in realtà solo chi sta qui, come me, sa cosa sono queste cose.
Invero ci sono altre cose, qui, a cui rinuncerei benissimo. Sono molte, e non mi metto a farne l'elenco per non tediarvi, ma oggi voglio parlare di una in particolare, sotto spunto di un post che ho letto oggi sul blog della mia conterranea Lyl.
Parlo di quella sorta di tara naturale, tipica di ogni comunità che abbia la caratteristica di essere piccola o comunque contenuta, quella tendenza spontanea ed irrefrenabile a fare CORTILE.
Modalità, cause, luoghi e fenomenologia del cortile sono magistralmente descritti da Lyl nel post di cui sopra, che vi invito a leggere. Ne riporto gli stralci più significativi:
"Etimologicamente parlando, deviva dalla pratica di applicare i postulati dell'arte (l'arte di parlare degli altri n.d.r.) all'interno di un'area tecnicamente attrezzata quale il CURTIGGHIU. in tale sede, grazie alla conformità stessa dei locali, chiusi  e in quanto tali lontani alle orecchie del fortunato diretto interessato dell'argomento, il curtigghianesimo trova la sua massima espressione. [...] Se il fenomeno nasce nel curtigghiu, tra una generazione e l'altra, sposta la sua sede in bar, piazze, parrucchieri, ecc... ciò che non cambia e sicuramente il principio di base: analizzare la vita altrui, con metodologica precisione, e renderla popolare".
Ora: posto che secondo la mia personale filosofia di vita una delle armi migliori per affrontare le cose spiacevoli è l'ironia, voglio aprire qui un ufficiale CONCORSO LINGUE BIFORCUTE.
Tanta arte non può andare dispersa così, blowing in the wind, quindi deve essere suggellata e fissata nel tempo, anche attraverso i pochi bytes di un blog.
Quindi parte da questo post la ricerca della FAVOLA più ORIGINALE, ROCAMBOLESCA, FANTASIOSA, COLORATA e ovviamente MALEVOLA che sia stata raccontata su di voi.
Le storie devono avere i seguenti requisiti:
Devono avere come protagonisti VOI in prima persona o qualcuno che conoscete personalmente e che personalmente conosce la storiella.
Devono essere state raccontate VERAMENTE da qualcuno del vostro paese, del vostro giro, del vostro circondario.
Ove possibile (a vostra discrezione, e spero siate numerosi a farlo), devono riportare l'AUTORE della balla. Chi l'ha concepita, o almeno chi l'ha detta.
Devono essere rigorosamente FALSE, in toto o in parte. Non importa specificare la parte vera o quella falsa.
 
A giudizio insindacabile di una giuria apposita e incorruttibile verrà scelta la balla più meritevole, e a quella e ai suoi autori andrà la "LINGUA BIFORCUTA D'ORO", un premio che realizzerò personalmente e che pubblicherò in sede di premiazione.
Il post verrò aggiornato di volta in volta con le vostre balle.
Comincio io:
A 15 anni cambiai scuola: decisi, con l'aiuto della mia famiglia, di trasferirmi a studiare in un istituto di Siracusa. Lì completai il mio ciclo di istruzione superiore (rimanevano 3 anni), abitando in un convitto e tornando a casa nei fine settimana. In quell'occasione in paese venne fuori che io ero INCINTA e che cambiavo scuola e città per ABORTIRE nell'ANONIMATO. Gli autori dello scoop pare fossero i signori della comunità ECCLESIASTICA che frequentavo all'epoca. Nessuno me lo disse in faccia, ovviamente, ma ci furono le "talpe" che "nell'ombra" mi riferirono la notiziona. :-D
 
Tocca a voi.

Giggimassi: alle elementari un compagno di classe, tal Danilo, mise in giro la cattiveria che io non mi lavassi, puzzassi come un caprone, e l'olezzo arrivasse da qui a Todi. Bugia con le gambe davvero corte perché bastava starmi vicino per scoprire che non era vero. In realtà a Danilo gli avevo rubato la fidanzatina, Daniela (scusa Danilo). Alle medie ero molto timido e un maranza della scuola, il solito ultraripetente, andava in giro a dire che non mi piacevano le ragazze. Lui in realtà diceva proprio frocio, così diceva. In realtà le ragazze mi piacevano, più in seguito che alle medie, e tuttavia 'sta storia del frocio me la sono ritrovata pure al militare, quando frocio ormai sapevo che non ero (scusate froci non è cattiveria). Il militare, dicevo: uno dei cosiddetti "anziani" aveva maltrattato un gatto, io lo feci punire facendo rapporto al maresciallo e lui non ebbe la licenza. Da quel momento diventai ufficialmente gay per tutta la caserma e voi capite che non era proprio una bella situazione, ma mi salvò una tipa dell'università con cui stavo, alla quale davo sempre appuntamento all'uscita e lei mi chiedeva "ma perché?". Ora che lavoro in una grossa azienda e faccio il mestiere che mi piace, la maldicenza vuole che io sia raccomandato da domineddìo in persona, ma io lo so chi le dice 'ste malignità. Uno che si chiama Danilo.
postato da: Clararacne alle ore 14:19 | link | commenti (3)
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