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lunedì, 14 agosto 2006

Io la vedo così

Ho una sola vita. Una sola.
Morirò anch'io. Non saprò quando, a meno che non decida di suicidarmi, cosa che non ho per niente intenzione di fare.
In buona sostanza toccherà a tutti, a tutti, "varcare la soglia dello spavento supremo", come dice Battiato. A tutti.
Quindi?
Quindi non so quanto mi rimane.
Quindi non posso buttare via il mio tempo.
Cos'è buttare via il tempo? E' impegnarlo in cose che non mi piacciono o che non mi danno niente.
E' passarlo con persone che non mi danno niente.
L'unica in grado di gestire il mio tempo sono io. Grazie al cielo.
Quindi che me ne farò?
Lo impiegherò per leggere, scrivere, guardare film, andare a Venezia a vedere la premiazione di Lynch, viaggiare, conoscere di persona Antonio e Giulia, guardare le loro foto, farne di mie. Starò con chi mi fa stare bene. E eviterò chi non mi fa stare bene. Darò me stessa alle cose che mi fanno sentire viva. Una "giusta causa", un bel lavoro, un momento di leggerezza, un amore.
Sono circondata d'amore. La mia famiglia, i miei amici (ce l'ho anche con te, basettone), le persone che io ho ammesso all'interno della mia sfera più intima mi amano, si preoccupano per me, ci sono quando chiedo aiuto. Me ne ricorderò quando l'intestino si contorcerà per le cazzate.
Non posso piacere a tutti. Non ho l'approvazione del mondo. Pazienza.
Non mi complicherò la vita. Se qualcosa mi piace, me la prenderò, senza girarci troppo attorno o contrattare. Girare attorno alle cose è perdere tempo.
Il tempo è il mio migliore amico e insieme il mio peggior nemico.
Con il suo passare, ogni cosa passerà: le cose brutte passeranno, basta aspettare; le cose belle finiranno, bisogna approfittarne finché ci sono.
Per l'appunto, esco. Qualcuno mi aspetta :-)
 
Clara
postato da: Clararacne alle ore 21:33 | link | commenti (5)
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venerdì, 11 agosto 2006

24 anni fa

Volevo dedicare l'intervento di oggi al mio onomastico, o all'oroscopo di questa settimana di internazionale.it, ma aprendo il giornale mi sono trovata di fronte una cosa che merita più di ogni altra un ricordo. Non tanto sul mio blog, ma nella memoria di tutti.
 
11 Agosto 1982: Paolo Giaccone, medico legale, viene assassinato in un agguato alle 8.15 di mattina nei viali dell'Istituto di Medicina legale del Policlinico di Palermo. Un professionista muore, dicono i giudici, perché non voleva scendere a compromessi con i mafiosi.
Paolo Giaccone, medico legale, era stato incaricato dal tribunale di Palermo di compiere una perizia su un'impronta trovata sull'auto di alcuni mafiosi. Messa a confronto questa impronta con quella rinvenuta su un'auto che fu usata nella strage di Bagheria, Giaccone affermò senza ombra di dubbio che l'impronta era la stessa ed apparteneva a Giuseppe Marchese (appartenente ad una famiglia storica di Cosa Nostra da generazioni affiliata alla potente "cosca di Corso dei Mille"). Al professore fu allora "consigliato di ammorbidire" gli esiti di quella perizia in modo da lasciare spazio alla difesa. Giaccone rifiutò, e fu ucciso.
 
Ecco un uomo che ha svolto onestamente il proprio lavoro, al servizio dello stato. Ogni parola di quest'ultima frase pesa una tonnellata per me. Una tonnellata. "Onestamente", "lavoro", "servizio", "stato". Se tutti avessimo chiaro il significato profondo di questi termini, forse uomini così non sarebbero morti invano. Il punto è che non è così, anche se vorrei tanto dire il contrario. NON E' COSI'. Uomini come questo sono morti invano.
Vorrei che le parole "onestamente", "lavoro", "servizio", "stato" facessero parte di tutti, della nostra quotidianità, del vissuto di ogni momento.
 
La primavera intanto tarda ad arrivare...
postato da: Clararacne alle ore 15:49 | link | commenti (1)
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